Intervista a JL Marshall

realizzata da Nicola Fiabane nel giugno 2016

Giulio Marsala è un imprenditore e autore oggi conosciuto da molti con lo pseudonimo di JL Marshall.

Probabilmente ricorderai che, nel periodo attorno al 2008, Giulio e io abbiamo contribuito a lanciare in Italia il filone della formazione per PMI sul web marketing a risposta diretta (trovi la storia qui).

Giulio era uno degli esperti Adwords più in vista del tempo. Aveva e ha tuttora un particolare interesse per il mondo della formazione e, se ricordo bene attorno al 2009, quasi tutti gli infomarketer più famosi del tempo avevano le campagne Adwords realizzate e gestite da lui.

In seguito abbiamo iniziato a focalizzare la nostra attenzione sulle piattaforme di acquisizione clienti e sui marketplace, perché rispetto alla consulenza ci permettevano di servire molti clienti in più e a portare loro risultati concreti senza che questi dovessero studiare le alchimie del pay per click.

Io mi sono dedicato ai mercati più tradizionali (puoi leggere la storia qui) mentre Giulio è rimasto focalizzato nel mondo della formazione.

E infatti tra i suoi progetti oggi più noti c'è il marketplace PiuChePuoi.it, che aiuta autori e formatori a promuovere i propri corsi multimediali e a farsi conoscere da un pubblico di decine di migliaia di appassionati.

Questo significa che nel tempo Giulio ha dovuto affrontare tipologie di problemi totalmente differenti.

Se una volta faceva consulenza pay per click per pochi clienti selezionati, adesso ha creato un servizio capace di promuovere centinaia di autori diversi. Se un tempo realizzava corsi marketing facendo leva sulla propria autorevolezza e visibilità personale, adesso realizza sistemi per dare visibilità a personalità tra le più variegate.

Quali sono i principali insegnamenti che Giulio ha tratto da queste esperienze? puoi scoprirlo in questo scambio scritto di domande e risposte…

Ciao Giulio, potresti parlarci di PiùChePuoi.it e di quali sono gli argomenti e categorie che promuovete?

Ciao Nicola, con piacere!

L'idea di PiuChePuoi.it come marketplace è arrivata notando l'esigenza che avevano la maggior parte dei formatori che conoscevo.

Tutti erano alla ricerca di clienti e visibilità. Tuttavia vendere CORSI con Internet, in particolare nella nicchia della "crescita personale", non è facile. Anzi, nel mondo di oggi, è davvero difficile (e non esistono "sistemi pronti" che funzionano per tutti).

Invece occorrono competenze di marketing complesse (e un buon allineamento mentale), soprattutto se vuoi fare numeri interessanti.

Dunque ho pensato: perché non fare in modo che gli autori possano concentrarsi a fare gli autori, e sia invece la piattaforma ad occuparsi del marketing e della distribuzione?

Pareva una evoluzione logica del mercato, anche considerando che oggi le probabilità di successo del singolo "esperto di qualcosa" che vuole ottenere clienti e visibilità sono, a mio avviso, molto ridotte.

Non bastano "tre video", una sequenza autoresponder, una campagna su FB ads e una squeeze page con optimize press o leadpages per ottenere risultati: magari fosse così semplice.

Ci sono un sacco di variabili in gioco, alcune estremamente complesse, altre imprevedibili.

Oggi occorre un team di marketing che si occupi di questo, e che lo faccia per professione.

Improvvisarsi "marketer" mette difficilmente le possibilità di successo dalla tua parte, un po' come oggi se ti improvvisi esperto di lead generation per promuovere la tua attività di installatore fotovoltaico, risulterà nel 99% dei casi una strategia perdente (e molto più costosa) rispetto ad affidarsi a clientiperte.com.

Ma questo se ci pensi è lo stesso motivo per cui eBay funziona meglio del "mercatino online auto prodotto".

Pensiamo che anche PiùChePuoi, nel medio periodo, funzionerà meglio per la grande maggioranza degli autori: e per molti è già stato così allo stato attuale che siamo ancora in fase di roll-out.

In più un altro dei motivi che mi ha spinto ad andare nella direzione del marketplace è stato che all'epoca c'era (ma c'è tuttora) una pesante distorsione di mercato.

Quello che accadeva è che gli autori migliori, cioè quelli con più esperienza sul campo e più contenuti, erano quelli che avevano i peggiori risultati, "battuti" da autori che in realtà erano esperti principalmente di marketing online e non della materia che promuovevano.

Anzi: talvolta maggior visibilità ce l'avevano degli esperti di affiliazione di prodotti americani, ovvero dei marketer che per professione promuovevano in affiliazione i prodotti di altri.

Alcuni di questi, ahimé, si muovevano su terreni di confine, ad esempio traducendo degli ebook americani, presentandosi sotto falsi nomi e promuovendo il falso nome come "il nuovo guru della perdita di peso" (o argomenti similari).

Il problema è che questi, essendo abili marketer, facevano concorrenza vera e spesso avevano la meglio su autori italiani che erano sul mercato da anni, che avevano molta più competenza nella materia e potevano offrire un servizio migliore al cliente finale.

Nota: personalmente non ho nulla contro questo modello di business dell'affiliazione. In passato l'ho usato anch'io, e anzi lo trovo un buon strumento per guadagnare e fare business, se usato bene. In più conosco personalmente alcuni player di quel mercato che fanno un buon lavoro senza creare pericolose distorsioni: per la serie, è possibile farlo.

Ma questa distorsione che si era creata era molto evidente, e creava un danno a livello di ecosistema anche nei confronti dei clienti, che naturalmente acquistavano materiale di bassa qualità e perdevano fiducia nel mondo della formazione su Internet nel suo complesso.

Così, anche per cercare di soddisfare questa esigenza che era presente nel mercato, soprattutto lato formatori ma anche lato clienti, abbiamo deciso di trasformare PiùChePuoi.it in un marketplace.

Nel momento della "transizione" c'erano già piattaforme simili: non solo in USA, ma anche in Italia.

Tuttavia nessuna di queste piattaforme esistenti riusciva a fornire agli autori Italiani l'unica cosa che a loro interessava: vendite e visibilità.

C'erano già piattaforme con ampi cataloghi, e altre ben nicchizzate in aree di interesse.

Tuttavia nessuna poteva dare in modo sensibile ai formatori l'unica cosa che contava davvero (e questo è vero ancora oggi nel momento in cui scrivo): ovvero i clienti paganti che acquistavano i corsi.

PiùChePuoi dall'altra parte, poiché veniva da me utilizzata come piattaforma per promuovere l'"autore" Italo Pentimalli, aveva molta visibilità, clienti e contatti. Anche più di quanti potessero essere gestiti.

Così ho pensato che poteva avere senso utilizzare quell'asset anche a vantaggio di altri autori.

Oggi PiùChePuoi è un marketplace di video corsi che tratta argomenti variegati, dal marketing, alla crescita personale, passando per lo Sviluppo Web, il benessere, la vendita professionale, e molto altro.

Non ha senso per me oggi farti una lista di "categorie", in quanto vengono aggiunti nuovi corsi ogni mese.

La cosa che personalmente mi piace di più è che, essendo noi molto precisi nella gestione dei feedback (in pratica approviamo TUTTI i feedback di ogni corso, anche quelli negativi), riusciamo in qualche modo a far emergere i corsi migliori nella piattaforma, quelli veramente validi. Talvolta di autori che non avevano mai avuto una vera visibilità nel mondo della formazione.

Ed è proprio qui la più grande soddisfazione che ci sta dando PiùChePuoi.it: il fatto che, già nei primi mesi di test, ottimi autori che non hanno mai avuto buona visibilità da soli prima di pubblicare con noi, sono riusciti ad ottenere risultati di vendita interessanti.

Ricordo il caso ad esempio del "Maestro Shaolin", come lo chiamiamo noi, il rettore del tempio Shaolin in Italia, che ha superato le 1.000 copie vendute del suo corso, senza, almeno all'epoca, capirci nulla di marketing.

O il caso di Bardelli e Leone di AscoltoBiologico, che hanno incassato circa 5.000 euro di provvigioni in poco più di 2 mesi di promozione, tra l'altro creando un corso dai feedback ottimi (l'ho frequentato anch'io!).

Ma in generale abbiamo già avuto diversi casi interessanti nonostante la giovane età del marketplace: puoi vedere alcune testimonianze video nella pagina www.piuchepuoi.it/diventa-autore/.

Insomma: risultati niente male per autori che non si erano mai occupati prima della parte marketing e vendite, e in qualche caso non avevano mai realizzato un video corso, e dei quali qualcuno aveva già provato, senza successo, la strada dei "fai da te" di cui parlavo sopra.

Tu hai sia promosso i tuoi corsi e servizi, facendo leva sulla tua personale autorevolezza e notorietà nel mercato. Ma hai anche creato un sistema per promuovere i corsi multimediali di tanti autori poco conosciuti. Quale delle due è stata più difficile e quali sono stati gli insegnamenti più interessanti che hai scoperto?

Non so per altri, ma nel mio caso promuovere me stesso è DECISAMENTE più facile che promuovere una terza persona.

E questo è vero non solo perché quando promuovo me stesso sono io che creo i contenuti di marketing "ad hoc": e questo significa massima velocità di produzione ma soprattutto di MODIFICA se qualcosa va aggiustato.

Invece promuovere una terza persona, anche brava (come Italo Pentimalli) è già un grado di difficoltà maggiore: un po' per la nicchia di mercato (Italo è nella nicchia della "crescita personale/spirituale", certo meno potente e profittevole del marketing), un po' perché il suo materiale è (giustamente!) meno "marketettaro" e più fatto da contenuto.

Tuttavia, come tu sai perfettamente, ad un certo punto della mia vita non ho più trovato divertente fare, passami il termine, il "guru di marketing" in senso stretto, come per un buon periodo sono stato percepito.

Oggi la mia strada è un'altra, nonostante abbia sempre ottenuto, tutto sommato, buoni risultati.

Così ho scelto una persona per bene e MOLTO, MOLTO competente (tutt'ora penso che a livello di competenza sulla sua materia esistano poche persone come Italo Pentimalli in Italia, e non solo), e ho deciso di rendere lui il "front-man" del business di crescita personale.

Io sono per lo più un "fruitore" e un analitico di quel mondo: ma non passo le mie giornate a studiare antichi tomi come capita di fare a lui :-)

Oggi posso dire che "l'allenamento" con Italo è stato fondamentale per capire come promuovere ALTRI AUTORI, molto meno "abili" di Italo nel marketing (Italo comunque alla fine mastica bene l'argomento).

E tuttavia promuovere un INSIEME di autori poco conosciuti è ANCORA un livello di difficoltà ben superiore.

Credo che promuovere un marketplace di video corsi sia, in effetti, la cosa più difficile di tutte quelle sperimentate finora.

Anzi: ti confesso che più volte mi sono trovato a dire "ma chi me l'ha fatto fare", visto che fare il "guru" è oggettivamente più facile e forse anche più redditizio (di sicuro lo è nel breve).

Tuttavia, come sai (non solo perché lo scrivo nel mio blog), sono un fan del "segui la tua strada" quando capisci qual è.

Personalmente so che il progetto PiùChePuoi Markeplace è più allineato a come sono io in questo momento.

A proposito di insegnamenti che ho scoperto promuovendo il marketplace: devo dire che ci sono davvero molte accortezze che contano quando promuovi un corso di una terza persona ad un pubblico che non la conosce.

Alcune le immaginavo, come l'importanza del titolo ad esempio.

Altre hanno stupito persino me!

Un esempio su tutte: quando siamo partiti con PiùChePuoi marketplace, ho pensato di tenere i prezzi VOLUTAMENTE bassi, per una questione di offrire un eco sistema che non fosse distorto da copy troppo aggressivi in stile "hype" all'americana.

Naturalmente pensavo che con i prezzi bassi avrei venduto di più che con i prezzi più alti, che erano lo standard, ed erano anche più allineati con il mercato italiano di quel momento.

Beh, le vendite in effetti arrivavano, ma onestamente non come mi ero aspettato.

Feci un sondaggio tra i clienti, e quello che emerse mi stupì.

Venne fuori che quando un cliente acquista un corso di un autore che NON conosce, e di cui non è un suo fan (come nel caso dei "guru", per i quali conta quasi di più la personalità che i contenuti), il prezzo diventa un indicatore di qualità.

Quello che succede è che se un corso di 3 ore costa solo 25 euro (senza sconto), il cliente percepisce il corso come di bassa qualità.

Diversamente se il corso di 3 ore costa 200 euro (come da standard nel mercato italiano di quando ho fatto questo test), allora è percepito come di qualità.

Dunque quella che io chiamo "la regola di groupon" (la mania di scontare un corso al 90%) ha assolutamente senso: prezzo alto di copertina, e forte sconto.

Fa percepire il corso di valore, ma permette alle persone di acquistarlo.

Interessante vero?

Si, interessante, ma ti dirò: a me personalmente non piace moltissimo come strategia (ma non per motivi di marketing, lì funziona. Ci sono altre cose che non mi piacciono).

Dunque, nonostante questo sistema funzioni, non ti nascondo che stiamo testando altre strade alternative.

Idealmente vorrei trovare il modo di tenere i prezzi più bassi rispetto al mondo degli "info marketer" tradizionali, anche perché preferisco una comunicazione più "pulita" e meno hype possibile, nonostante sia oggettivamente meno efficace dell'altra.

Tra l'altro noi, come markeplace, possiamo farlo: perché una campagna pubblicitaria porta vendite a più corsi.

L'informarketer tradizionale invece è costretto a tenere "artificialmente" i prezzi alti perché promuovendo un solo corso deve assolutamente rientrare dell'investimento con quel corso soltanto.

Ma questo tu, un vero "guru" (passami il termine!) del PPC, lo sai molto bene.

Noto che nella comunità di PiùChePuoi ci sono centinaia di voci e idee differenti; tra l'altro i corsi stessi a volte hanno punti di vista apparentemente in contrasto tra loro. Questa è una situazione che potrebbe mettere in difficoltà molti formatori, coach e consulenti abituati ad un approccio più tradizionale basato sul controllo. Eppure nella vostra comunità mi sembra di notare una grande armonia, come raramente si nota altrove. Qual è il vostro segreto?

Il "segreto" sta nel concetto di marketplace stesso.
Il marketplace è un po' un nuovo concetto di "libreria".

Pensa all'alimentazione. Sull'alimentazione oggi puoi leggere tutto, ed esattamente il contrario di tutto.

Ed entrambi i "tutti" sono PERFETTAMENTE argomentati, e sembrano "inattaccabili".

Affascinante no?

Ma non scherzo: da poco abbiamo con noi una persona in ufficio che segue la dieta PALEO: in pratica una dieta che ti insegna a mangiare principalmente carne e cereali raffinati (quindi riso BIANCO e pasta BIANCA, non integrali).

Questo è assolutamente in contrasto con il filone dei vegetariani/vegani e i vari "almeno mangia integrale!"

Eppure i libri sulla dieta Paleo stanno sullo stesso scaffale della stessa libreria nel settore alimentazione!

Nel nostro caso è uguale: come marketplace ci interessa dare al cliente ciò che lui cerca in un determinato settore.

E nel farlo cerchiamo di educare i clienti (ma soprattutto gli autori!) al concetto di APERTURA MENTALE.

Come dico nel blog, mi piace il concetto di "sotto bosco di informazioni": ovvero prendere idee e spunti anche da nicchie diverse, o da posizioni diverse nella stessa nicchia, affinché la mia mente possa elaborare soluzioni migliori ai problemi che affronto con un approccio multi disciplinare.

Ora: se mi chiedi se ho delle certezze, se ho qualcosa di cui sono profondamente convinto, ti dico SI, assolutamente.

Un esempio? "La mente crea la realtà", per usare una frase ad effetto.

Ma se una persona mi dice "quelle sono sciocchezze", non solo rispetto la sua opinione (benché non la condivida), ma cerco anche di capire se le sue argomentazioni hanno senso.

E a volte scopri che anche posizioni che giudicheresti bizzarre ce l'hanno sul serio, e ti arricchiscono: come nel caso della dieta Paleo (lascio a te il piacere di scoprirle in quel caso).

Ti dirò di più: personalmente non amo lo stile del condannare (o, peggio, denigrare) chi la pensa diversamente.

Credo che la storia abbia insegnato che quel modo di fare sia un modo che porta "sofferenza" nel mondo, anziché benessere.

Trovo che questo non sia positivo per l'ecosistema della formazione nel suo complesso.

In questo post mettevo in guardia anche i nostri stessi clienti da questo fenomeno proprio nel settore della crescita personale, settore (ahimè) pieno di manipolatori mentali.

Chi è nel mondo della formazione online sa che uno degli aspetti più difficili è aiutare i clienti ad applicare i concetti e le metodologie apprese. Per aiutare i clienti su questo aspetto alcuni formatori prendono il ruolo del "sergente di ferro", motivatore inflessibile che a volte arriva all'insulto; altri formatori sfruttano la leva del desiderio di imitazione, mostrando gli aspetti più gradevoli del proprio stile di vita o dei risultati materiali che hanno ottenuto. Su PiùChePuoi non noto niente di tutto questo, eppure vedo che centinaia di clienti applicano ciò che insegnate. Come ci riuscite?

Non credo che il ruolo di "sergente di ferro" sia creato per aiutare i clienti più pigri ad applicare le tecniche insegnate.

Credo invece (più banalmente) che la vendita di CORSI DI FORMAZIONE funziona meglio, molto meglio, quando a venderla è un GURU (per questo intendo: una persona che si pone come guru, e a forza di dai, lo diventa).

Questo lo so di per certo, e l'ho sperimentato in varie nicchie di mercato, persino su me stesso (per un certo periodo come sai, non senza imbarazzo, venivo chiamato "Guru di Adwords").

Il motivo è che le persone quando acquistano un corso, diversamente da quando acquistano un oggetto, non sanno di chi fidarsi.

Non sanno se chi offre il corso è veramente bravo o no.

E non sapendo di chi fidarsi finiscono spesso per acquistare la personalità del guru, o il suo stile di vita... al posto del suo contenuto.

Soprattutto lo stile di vita (anche se questo è molto manipolabile: oggi è piuttosto semplice farsi una foto su un'auto di lusso... a noleggio, e spacciarla come propria).

Cioè dicono: se lo dice [nomeguru], allora sarà vero.

E così nel mondo (Italia compresa) è pieno di guru che hanno anche molto successo, "predicano" conoscenza, non perdono occasione di far vedere il "loro stile di vita" su Facebook, ma alla fine…

… non hanno loro stessi successo in qualsiasi business che non sia "essere un guru".

È un po' arzigogolato, ma è proprio così, e non saprei spiegarlo meglio.

In pratica un conto è essere bravi nel business "del guru che ti insegna XX". Un conto è essere bravi in XX.

Se non hai capito... rileggilo :-)

L'assunto del cliente è: se lui è così "figo", allora con il suo corso lo diventerò anch'io.

O, se lui ha tanto seguito, allora con i suoi corsi lo diventerò anch'io.

Insomma: la vendita è spesso motivata dal concetto "diventa come me".

Il che, nota bene, è lo stesso identico sistema di vendita che c'è nel network marketing (e lo dico senza giudizio, ma perché è così).

Difficilmente nel network marketing il motivo di acquisto è la qualità del prodotto: spesso è l'auto della tua upline il motivo per cui un distributore indipendente si "sbatte" a frequentare corsi e a proporre prodotti.

È davvero la stessa identica cosa: che tu vendi marketing, crescita personale o integratori per il benessere, con lo stile "guru" stai vendendo "diventa come me".

Questo è da anni (ma è anche oggi), il metodo più POTENTE per vendere.

Ovviamente in un markeplace questo non funziona: perché le persone non vogliono "diventare come il formatore", vogliono imparare da lui una skill specifica.

E questo complica tutto: perché è solo la skill che fa la differenza.

In questi casi è la piattaforma stessa, il marketplace, a diventare garante dell'affidabilità del formatore.

E si usano svariati sistemi perché questo accada.

Uno di questi è senza dubbio il già citato sistema dei feedback.

Mantenendo tutti i feedback dei corsi pubblicati, anche quelli negativi (togliamo solo "i troll" o quelli offensivi senza motivo), i corsi migliori "emergono" naturalmente, e questo permette al cliente di avere più fiducia in ciò che acquista, anche senza l'effetto "guru".

Ovviamente questo è solo uno dei meccanismi utilizzati, ma se ci penso è un po' quello che accade con i ristoranti e gli hotel (vedi tripadvisor e booking).

Ma ora, dopo questa digressione, rispondo alla tua domanda.

Come facciamo a "far applicare" i nostri corsi al pubblico?

Beh, io credo che più che una questione di "ruolo del formatore", sia una questione di tipologia di corso fruito (cioè come il corso viene strutturato), e di "educazione".

Ricordo ai tempi del "nostro" ACV (acquisizione clienti vincente).

C'erano una serie di elementi che portavano il corso ad una facile applicazione.

Il primo era la presenza di "modelli pronti".

Il sistema ACV era così ben fatto (tanto che a volte lo vedi ancora in giro!), che lo prendevi, lo modificavi, e avevi fatto!

Mentre il secondo era "l'educazione" che fornivi al cliente, pre e post acquisto.

Esisteva tutta una comunicazione pensata per quello scopo.

Questo è proprio quello che facciamo in PiùChePuoi: anche quando parliamo di argomenti meno "concreti" (come quelli di sviluppo di una metodologia mentale), mettiamo sempre l'accento sull'azione e dedichiamo una parte importante del corso a far "mettere a terra" la potenza delle informazioni.

Questo vale a maggior ragione quando si parla di marketing.

Tanto per farti un esempio: il nostro "corso per creare un corso" (che diamo a chi diventa autore di PiùChePuoi), è un corso pensato proprio in questo modo.

C'è una grande parte di formazione che punta al FAR AGIRE.

Poi c'è una parte tecnica, ma divisa in piccoli step, dove il fruitore fa dei piccoli passi, ma li fa SUBITO (glieli suddividiamo noi stessi, perché le azioni siano tante ma "facili" e ben circoscritte).

Questo ha fatto si che anche autori molto spaventati dal realizzare un corso, abbiano alla fine realizzato ottimi lavori.

Dunque credo che ciò che fa la differenza sia più questo rispetto al "sergente di ferro". Anche se è sicuramente vero che essere "sergente di ferro" e poter eventualmente attaccare gli allievi che non ottengono risultati, spinge qualcuno ad applicare di più.

Nel corso Marketing Livello 3 mostro una metodologia di marketing per ravvivare un mercato che sembrava essersi sopito e aumentare le vendite. Tu in teoria potresti limitarti a promuovere solo i corsi su mercati in crescita. Ci sono invece degli argomenti che magari non sarebbero di moda ma sui quali stai investendo perché ci tieni particolarmente?

Sì, questa è una scelta strategica con la quale devi fare i conti quando ti trovi a gestire un marketplace.

Noi abbiamo corsi che vendono e corsi che… vendono meno. È normale che sia così.

Tuttavia vogliamo offrire al cliente del marketplace un catalogo che gli dia la possibilità di soddisfare le principali esigenze professionali.

Questo fa si che ci troviamo ad investire anche su corsi che magari nella nostra piattaforma storicamente hanno venduto meno, perché, per come abbiamo raccolto il pubblico finora, erano meno in target.

Un esempio è lo sviluppo di APP per mobile.

È un tipo di corso assolutamente importante soprattutto per le aziende o per chi vuole rilocarsi professionalmente nel mondo del lavoro su Internet.

Tuttavia in Italia ci sono pochissimi corsi ONLINE di questo tipo, che puoi fruire da casa tua.

Nonostante nella nostra piattaforma nel momento in cui scrivo un corso di questo tipo non abbia ancora il giusto successo, ci teniamo che sia presente per offrire un servizio a tutto tondo ai nostri clienti (e naturalmente contemporaneamente stiamo strutturando delle azioni per migliorare i risultati).

Anche perché nella nostra piattaforma è possibile acquistare un abbonamento che consente, ad un prezzo davvero conveniente, di accedere a TUTTI i corsi, in streaming.

A questo proposito noi consideriamo importante offrire un catalogo corsi professionale che tenga conto anche dei nuovi trend di mercato.

La nostra è un po' una logica di "lungo periodo" anziché di breve.

Ma quando ti trovi a promuovere un marketplace o una piattaforma di acquisizione clienti, come ben sai anche tu, spostare il focus sul lungo periodo viene più naturale.

Concetti come "ecosistema sostenibile" sono concetti ricorrenti in azienda.

In qualche modo ci curiamo di creare, passami il termine, un mondo "migliore", dove sia i clienti che i formatori siano tutelati, e non debbano ricorrere a strategie di marketing ingannatorie o manipolative, come accade talvolta nel mondo del "guru" di derivazione americana.

Per concludere, prendo spunto da una frase di Peter Thiel (uno dei fondatori di Paypal) per porti questa domanda: parlando di marketing online, su quale importante verità pochissime persone sarebbero oggi d'accordo con te?

Beh, mi dai un assist che, ahimé, non credo ti piacerà.

Ovvero: io credo che PRIMA delle tecniche di marketing online, PRIMA della competenza pura e semplice a livello strategico, per un'impresa conti la "posizione mentale dell'imprenditore".

Ne parlo nel mio corso "i 10 sistemi di Marshall", quando cito il sistema uomo.

Ma ne parlo soprattutto nel "Potere del Cervello Quantico".

Mi spiego meglio: io da anni sono un fan delle tecniche di marketing più potenti.

Di continuo mi do da fare per ricercarne (e spesso svilupparne) di nuove ed efficaci, come tu sai bene.

Tuttavia continuo a notare una "insolita verità".

Ci sono TROPPE variabili. Davvero troppe.

Non è possibile gestirle tutte.

La nostra mente razionale, per quanto qualcuno ce l'abbia più sviluppata di altri, ha dei limiti oggettivi.

Ad un certo punto anche uno stratega di altissimo livello (come senza dubbio sei tu), inevitabilmente prova un progetto nuovo, e ogni tanto lo sbaglia.

Sbagliare capita a tutti.

Eppure… dall'altra parte ci sono persone, passami il termine, "insolitamente fortunate".

Cioè che trovano con una mente molto meno "geniale" business che funzionano, nicchie di successo, etc. etc.

Persone che in qualche modo sono al momento giusto nel posto giusto nel mercato giusto.

E fioriscono.

Come sai io sono uno che ama analizzare le cose. E credo che dietro questi apparenti colpi di fortuna ci sia una preparazione MENTALE, talvolta a livelli inconsci (cioè che va OLTRE ciò che tu hai consapevolmente fatto).

Anzi ti dirò di più (ma non svenire!): in qualche caso va oltre lo storico di questa stessa vita, e affonda nell'eredità "psico-genetica".

Fatto sta che le mie considerazioni di oggi sono che la preparazione mentale, il "setup" mentale sono importanti quanto (ma forse anche più) della tecnica.

È vero che se una persona è brava nel marketing e una non lo è, la prima avrà sempre più probabilità di creare un marketing più efficace della seconda.

Ma è altrettanto vero che se la seconda si impegna e ha il giusto setup mentale si troverà con molta meno fatica (e molte meno ore di formazione) a imbroccare la campagna giusta, sul target giusto, e ottenere risultati assolutamente fuori dal comune, PUR NON AVENDONE CHIARE LE LOGICHE.

Magari studia subito il corso giusto di marketing che serve NEL SUO CASO SPECIFICO, versus chi studia 100 corsi, teoricamente sa tutto, ma non riesce a concludere nulla di buono.

Nella mia (breve) esperienza l'ho visto succedere più e più volte, anche da parte di miei clienti di coaching.

Certo: il mondo ideale è un mondo dove unisci una grande preparazione mentale ad una grande preparazione strategica.

E certo: senza una preparazione strategica sufficiente, non vai da nessuna parte (quella è comunque una condizione necessaria... necessaria si, ma non sufficiente).

Tuttavia accade più di quanto si pensi che un imprenditore con una grande passione e ALLINEAMENTO mentale batta un marketer super esperto nello stesso mercato, senza aver fatto analisi approfondite e semplicemente con una preparazione di marketing basilare, "sparando" il messaggio giusto e facendo centro al primo colpo.

Qualcuno direbbe che, alla fine, è solo fortuna. Il problema è che io alla fortuna credo… poco o niente.

Dunque: pochissime persone, nel razionalissimo mondo del marketing, sarebbero d'accordo con me su questo assunto.

Nel marketing online la preparazione mentale e "la forza dell'intenzione" hanno un peso specifico simile (non saprei dire se superiore o inferiore, ma senza dubbio simile) all'efficacia della tecnica di marketing.

Ok, lo so che non sei d'accordo con me... dunque posso dirti: visto che avevo ragione? ;-)

Grazie dello spazio Nicola!

Grazie a te Giulio, anche perchè hai dato una serie di risposte non scontate.


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